Il dolore di un addio
Luglio 29, 2008 a 12:06 pm (Senza Categoria)
Chi canta prega due volte
[Sant'Agostino]
E chi – dice/decide/decreta la Musica del Miserere? Frate Cesare Bonizzi – awka: Fratello Metallo [http://www.fratecesare.com/], missionario Cappuccino, predica il Verbo [anche] dal palco: Gods Of Metal. E alla voce di Dio [e non solo: Ronnie James] si aggiunge: portavoce.
Buongiorno, padre Cesare.
«Pace e bene, figlio mio».
Perché si fa chiamare Fratello Metallo?
«È il mio nome d’arte».
E da quando un frate cappuccino ha il nome d’arte?
«Lo uso nei miei concerti di musica heavy metal».
Un sant’uomo col saio e la barba bianca, amante dell’heavy metal?
«Questa musica mi serve per diffondere i temi della Chiesa in chiave laica: una scelta non in qualità di “predicatore”, ma come semplice persona».
Luglio 28, 2008 a 10:52 am (poesia)
Alcune poesie di Luciana Manco sono QUI grazie a Francesco Marotta che le ha selezionate per noi
Luglio 23, 2008 a 9:58 am (altro)
I miei sogni a occhi aperti hanno bisogno del movimento. Se sto fermo, per esempio seduto nella sala d’attesa del mio medico, non sogno, penso. Penso a cose che devo fare subito dopo, o ripenso a cose che mi sono successe il giorno prima. Ma per sognare ad occhi aperti mi devo spostare, e devono essere spostamenti ripetitivi, seriali, quotidiani, come casa-lavoro in auto, o ufficio-banca a piedi. La loro ripetitività mi rende libero di fantasticare. Gli spostamenti a piedi sono i miei preferiti. Le gambe vanno da sole, metto il pilota automatico e sogno. Il tema molto spesso è i soldi. Una vincita improvvisa, al superenalotto o con un gratta e vinci. La cosa curiosa è che non ho mai giocato. Altre volte immagino di trovare una valigia piena di soldi, dimenticata o persa dal suo proprietario. Il soggetto assomiglia a quello di certi film dei fratelli Coen, tipo Fargo o Non è un paese per vecchi. Nel primo Steve Buscemi rapisce una donna e viene pagato con un milione di dollari. Seppellisce nella neve la valigia col denaro e poi viene ucciso, per cui nessuno sarà più in grado di ritrovarla. Nel secondo invece Josh Brolin trova una valigia con due milioni di dollari, frutto di una transazione criminale finita male, e da lì incominciano i suoi guai.
Luglio 22, 2008 a 12:37 pm (altro)
Conosco persone che continuano per anni a servirsi del medesimo ristorante, del quale, chiariamolo fin dal principio, non sono affatto contente. Lo eleggono, dapprima, per qualche motivo particolare, o per nessun motivo particolare; e seguitano poi a frequentarlo anche quando, in genere assai presto, ne scoprono i gravi difetti.
La loro, più che altro, è una missione, o almeno ne ha tutto l’aspetto: poiché, immediatamente dopo quelle scoperte, iniziano a trattenere sempre più a lungo il cameriere al loro tavolo, elencandogli le cose che non vanno, dando suggerimenti con modi secchi e ultimativi, poco mancando che si alzino per andare in cucina a trattare direttamente con quel malcreato del cuoco. Superfluo dire che lagnanze e consigli non solo non vengono mai accolti, ma non sono mai neppure riferiti a chi di dovere. Il cameriere riceve quegli sfoghi biliosi - non altrimenti li giudica - con una rassegnazione distaccata, fredda, rimanendo impalato e con lo sguardo nel vuoto, a palpebre leggermente socchiuse.
Luglio 21, 2008 a 7:55 am (Senza Categoria)
di Roberto Rossi Testa
Mi capita spesso di scrivere provocazioni in forma d’apologo, eccone una.
Una notte ho sognato che, mentre rigovernavo, suonavano alla porta. Con lo strofinaccio in mano andavo ad aprire e mi trovavo di fronte una persona dimessa, ma, come dire, il cui aspetto dimesso pareva nascondere a fatica un qualchecosa di possente e di glorioso, ecco, come se un gigante fosse stato compresso a viva forza negli abiti di un nano.
Nel sogno, se poi era un sogno, ci siamo guardati senza parlare per qualche istante, poi, rispondendo al mio sguardo interrogativo, costui ha mormorato: “Lei sa perché sono qui… certamente ricorda… è passato un po’ di tempo, ma infine ce l’ho fatta a venire… lei non sa che guai, che fastidi ci sono anche da noi…”; e intanto, sopra le mie spalle, gettava rapide occhiate all’interno, col desiderio evidente di entrare. Allora io, con un gesto non brusco ma deciso, ho messo una mano sul pomello della porta, bloccandogli l’ingresso, e l’ho interrotto: “Guardi, lasci stare, va bene così… non è il caso… magari un’altra volta potremo riprendere il discorso… ora non saprei che dirle… e poi, ho la casa in disordine… questa sera non aspettavo nessuno, davvero… Guardi, facciamo così: un’altra volta… se potrà ancora, se ne avrà ancora intenzione”. L’uomo mi ha guardato deluso ma senza mostrare sorpresa, ha abbassato gli occhi e si è voltato; prima di chiudere ho potuto vedere che scendeva le scale a due gradini alla volta, sfiorandoli appena, a balzelloni.
Luglio 20, 2008 a 2:07 pm (Senza Categoria)
Forme del desiderio e della voce
Quello di Dome Bulfaro è un percorso di ricerca e di scrittura molto suggestivo, che trova nella sperimentazione formale (non solo poetica) il terreno più fertile per le sue intuizioni: una traccia fatta di sbocchi, di sussulti improvvisi, osservata da uno sguardo sempre in movimento che rovescia in visione l’esplorazione e la catalogazione dei frammenti del reale in cui si imbatte. La realtà, esplorata a partire dall’orizzonte enigmatico e freddo del frammento, si rivela, e si risolve, in una ricomposizione formale che, demolendo sintassi e pensiero in linee sghembe e frante, apre squarci di senso imprevedibili allo sguardo; uno sguardo che, indagando, si indaga, aggiunge nuove lettere all’alfabeto della visione che contiene. Il lavoro minuzioso sulla forma, scomposta e ricomposta in flussi significanti sempre diversi, e diversamente identificabili, risponde a una precisa intuizione di poetica (che fa della tensione all’oralità la sua ragion d’essere preminente e che, contemporaneamente, non può essere scissa, comunque, dall’opera pittorica dell’autore, che risponde allo stesso dettato unitario).
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Luglio 15, 2008 a 3:24 pm (Senza Categoria)
di Giorgio Morale
Al cuore del realismo
“Ah, i russi!…”. L’esclamazione fa sospirare tanti lettori italiani.
Ebbene, questa non è una recensione, è un appello: occorre salvare da un temporaneo oblio, liberare dal silenzio che l’ha avvolto, un grande scrittore, uno dei più grandi scrittori “russi”. Da quando l’ho letto, all’inizio degli anni 90, non ho ancora incontrato qualcuno che lo conosca o che ne parli, su carta o in rete.
Luglio 13, 2008 a 10:02 am (Senza Categoria)
Ci sono molte cose in Place Saint-Sulpice, ad esempio il Mercatino della Poesia. Quest’anno è alla venticinquesima edizione. La prima si svolse nel cortile d’onore della vecchia Biblioteca Nazionale, in rue Richelieu. Sono seduto al cafè de la Mairie, assieme a Francesco Forlani. E’ lui che mi spiega lo spirito di questa manifestazione, che attira una folla insospettabile di espositori e appassionati di poesia. Fra i curiosi che si aggirano per le bancarelle riconosco una coppia di italiani che erano sul mio stesso aereo low cost, lui rossiccio e lentigginoso e lei con gli occhi sporgenti come quelli dell’imperatore Commodo. Li avevo giudicati male per l’applauso all’atterraggio a Beauvais - che per me ha la stessa motivazione degli applausi ai funerali, cioè non un omaggio alla bravura del pilota o alla memoria del defunto, bensì un manesco sollievo per lo scampato pericolo –, ma la loro presenza qui li riscatta.
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Luglio 11, 2008 a 12:59 pm (Senza Categoria)
Mariella e Francesco sono marito e moglie, ma da tempo non vivono insieme. Dopo il matrimonio l’omosessualità latente di Francesco è esplosa ed i due, civilmente, hanno deciso di rifarsi una vita, non senza continuare a sentirsi e qualche volta anche a vedersi.
Mariella dopo qualche avventura e molta solitudine ha incontrato Stefano, e con lui ha iniziato un rapporto che non va poi così male, considerata anche l’originalità dei soggetti e della situazione medesima. Tutto è bene ciò che finisce bene? Chissà, ma il fatto è che qui le cose sono appena iniziate.
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