Provocazione in forma d’apologo 56

Nel primo giorno di sole della stagione un uomo stanco decide di andare al parco per passare una mezz’ora di quiete. Con un sospiro soddisfatto si siede e si guarda intorno: mamme che chiacchierano, bimbi che giocano, cani che saltano. Uno di questi attira la sua attenzione. È un cane di taglia media, color crema; si trascina un guinzaglio fatto con un pezzo di corda e porta, come i cani per ciechi, un pettorale cui è collegata una specie di maniglia che gli passa sopra le spalle; il tutto realizzato alla meglio, con materiali di recupero.

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Comunità immaginarie

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Oh tutto quel tempo a parlare d’altro. Qualsiasi schiocchezza, quando lavare le tende, il cielo nero nero, l’Iraq. All’aeroporto un giorno avevo sfogliato uno di questi libri che si vendono nelle edicole degli aeroporti, un manuale per manager di successo – ché pare che gli aeroporti siano attraversati solo da queste figure postumane tutte in tiro, unici come l’uomo di vitruvio. Avevo letto che si spreca un sacco di tempo in discorsi convenzionali, frasi fatte, il più e il meno, commentando le previsioni del tempo, il vestito del matrimonio, che hai mangiato, il palinsesto, invece di valutare gli obiettivi e completare le procedure per raggiungerli.

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