Corpo esposto

di Giuseppe Panella

 

Rabbia, furore e musica. Marco Rovelli, Corpo esposto, Massa, Memoranda Edizioni, 2004

Il primo libro di poesie di Marco Rovelli (Corpo esposto, Massa, Memoranda Edizioni, 2004) è un libro furibondo, un libro che non concede requie ai suoi lettori e che non gli dà tregua né consolazione. Un esempio di questa sua scrittura che si trasfonde da furore a cenere è in questo suo:

 

Trittico del tempo III. Non recedo (è necessario) dall’attesa / che scava le ossa e le sostiene / e mi tiene: sospeso come il sole / nel solstizio, in un supplizio / che precipita il mio sguardo / nell’abbaglio del mancarci / nel contagio” (il libro di Rovelli, per scelta e per disdegno, non ha pagine numerate).

 

Un libro fatto di furore, di rabbia e di tenerezza (come sempre accade, da Rimbaud in poi, in questi casi). Rovelli è poeta del corpo e dei corpi (anche se non rinuncia alle connotazioni colte nella sua scrittura e si avvale di un sostegno teorico filosoficamente rilevante per enunciare le sue tesi – come si vedrà). Non solo poeta del corpo ma anche della rivolta, del rifiuto spasmodico della riconciliazione con il mondo, profeta di un oltre (uomo, mondo) possibile e radicale che non si darà oggi come non si è dato ieri se non per accenni, presentimenti, prefigurazioni, ammiccamenti, allucinazioni, epifanie:

“Reclamo la mia inappartenenza. / il barbaro richiamo senza terra / l’accoglienza al vento che devasta / e libera presenza / l’occhio rivoltato al poi / il corpo abbandonato al suo deserto. / Reclamo l’odio senza oggetto / l’amore che ne stilla senza colpa / il furore che abita il silenzio. / Reclamo la parola / la sua notte. / La mia riconoscenza”

Giuda

IL MISTERO DEL TRADIMENTO. NOTE PER IL GIUDA DI CARLUCCI

     Il Vangelo di Giuda, di cui le sabbie di Nag Hammadi hanno da poco restituito una versione copta, era già indirettamente noto attraverso gli eresiologi della prima età cristiana. Ne parlava, in particolare, Ireneo di Lione nell’Adversus haereses, accennando ai Cainiti, che, in chiave gnostica, consideravano Giuda un illuminato, profondamente compartecipe dei misteri del divino, detentore di una sapienza assoluta ed arcana, e coinvolto, in modo essenziale e necessario quanto paradossale, nel disegno della salvezza e della redenzione, e celebravano il mysterium proditionis, l’arcano e tragico mistero (forse nel duplice senso di segreto e di rito, di enigma e di festa mistica, di viluppo inesplicabile e di via d’accesso al regno del sacro) del tradimento decisivo e fatale, senza il quale, del resto, il disegno della salvezza sarebbe rimasto incompiuto.

Matteo Veronesi

Philologia Pauli

A luglio del 2006, è uscito a Santarcangelo di Romagna un saggio intitolato Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini. Si tratta indubbiamente di un volume esemplare, il cui autore (il critico e poeta Massimo Sannelli) investe ed investiga con intensità amorosa – di sicuro filiale – un accadimento chiave, consumatosi all’idroscalo di Ostia Lido nel 1975, quando Pier Paolo Pasolini perì in circostanze controverse, e a tutt’oggi da chiarire a pieno, nelle quali Sannelli, dopo aver confrontato le opere dello scrittore bolognese con le cronache giornalistiche del delitto, scorge il compiersi annunciato, se non forse ineluttabile, di un destino tanto mi(s)tico quanto presumibilmente cri(s)tico.

Pietro Pancamo

Un dialogo d’amore

Un dialogo d’amore e politica frammischiati inestricabilmente, così come quasi tutte le pagine di quell’inimitabile romanzo di Manuel Scorza (Lima, 1928 – Madrid 1983) che è La danza immobile (Feltrinelli, Milano 1983). Quello che vi trascrivo qui è il capitolo 5, che si intitola così:
ACCANTO ALLE DALlE, RICOMPARE LA SCONOSCIUTA.

di Antonio Sparzani

Cicisbei.

di Alfio Squillaci

Roberto Bizzocchi, Cicisbei. Morale privata e identità nazionale in Italia, Laterza, Bari, 2008

L’Età dei Lumi coincise in Italia con la diffusione della singolare pratica sociale presso la classe aristocratica dei cosiddetti “cicisbei”. Cicisbeo è un termine attestato in Italia fin dalla fine del ‘600 col quale si designa quel Cavalier servente pronto ad accompagnare in tutte le attività pubbliche la dama sposata con il consenso pacifico del di lei marito, e con la quale egli si intrattiene in fitti bisbigli, da dove forse trae origine onomatopeicamente il termine stesso.

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Cani, camosci, cuculi (e un corvo)

Cani, camosci, cuculi (e un corvo) è l’ultimo libro di uno scrittore, Mauro Corona, che ci sorprende sempre. ci parla del libro Alberto Pezzini