Vaccini speciali

“Cancelliere e Ministro devono essere protetti contro l’influenza suina, secondo le informazioni dello SPIEGEL, con un vaccino speciale. Lo stesso dicasi per i funzionari dei ministeri e degli uffici subordinati. Il vaccino non contiene i coadiuvanti discussi [ndr: squalene e mercurio] – diversamente dal vaccino predisposto per il resto della popolazione. (…) Il CELVAPAN [ndr: questo il nome del vaccino speciale] funziona senza i controversi coadiuvanti, perché contiene virus intero inattivato e non frammenti di virus. Tale vaccino dovrebbe essere iniettato agli impiegati dei servizi pubblici, ai responsabili per il mantenimento dell’ordine pubblico, ai membri del gabinetto, ai funzionari dei ministeri e degli uffici subordinati. (…) Sono inclusi anche il personale del Paul Ehrlich Institut [istituto sanitario federale con compiti di sovrintendenza sui vaccini], incaricati dell’ordine del vaccino GSK [ndr: Glaxo-SmithKline] per la popolazione. Il personale del Paul Ehrlich Institut, la settimana scorsa ha difeso questa decisione.

Le autorità sanitarie sono state truffate dalle imprese farmaceutiche

Fabrizio Centofanti

Scuola di italiano

Per esempio: da noi c’è una scuola gratuita di italiano per stranieri che rilascia diplomi riconosciuti. Può dare fastidio, per una serie di motivi facilmente intuibili, ma la notizia si diffonde ugualmente, ad ampio raggio. Dalla città degli schiavi emerge lentamente la città dei liberi. Da un individuo triste, afflitto dal potere, una persona beata, finalmente indipendente.

Fabrizio Centofanti

Macellai

Da ‘Piovono rane’ di Alessandro Gilioli un pezzo di Piergiorgio Paterlini

Ma cosa state dicendo tutti? Ma cosa c’entra la privacy? Ma chi se ne frega se Marrazzo era o non era al Family day? Se la vita privata di un uomo pubblico sia o no pubblica? Ma di cosa state, di cosa stiamo parlando? Cosa c’entra se Berlusconi ha portato lui a Porta a Porta la propria vita familiare e Marrazzo no? Chi se ne frega se Marrazzo è (era) solo Presidente della Regione Lazio e Berlusconi Presidente del Consiglio?

E davvero l’unico problema di cui si può parlare per restare nel politicamente corretto è se Berlusconi o Marrazzo siano ricattabili, e il resto niente, non c’è nient’altro, tutte queste storie si riducono a questo?

Ma siete, siamo pazzi?

Ma lo sapete come vivono i transessuali? Lo sapete chi sono? Come sono “percepiti” dal senso comune?

Qualcuno si mette dal loro punto di vista, almeno quando è davvero impossibile dimenticarli?

A qualcuno importa qualcosa?

C’entreranno, o no, con Sircana, con Lapo, con Marrazzo e con tutti gli altri, i transessuali, la vita che fanno, che sono costretti a fare o che perfino scelgono?

Prima di ogni altra questione per me viene la seguente, così banale e così rimossa da dare le vertigini: un politico di centrosinistra – no, cosa dico? una persona perbene, una persona che io senta di poter rispettare, prima ancora che rappresentarmi – va con un trans.

Omaggio a Renzo Rosso

Addio a Renzo Rosso, grande scrittore italiano del Novecento
di MASSIMILIANO FELLI

Renzo Rosso, uno dei più grandi scrittori del Novecento italiano, è scomparso il 21 ottobre 2009, a Tivoli, ormai isolato, come in parte aveva voluto egli stesso, e come, dal canto suo, volle l’establishment della cultura italiana, che da tempo lo trascurava colpevolmente. Se n’è andato, a 83 anni, forse con il rammarico di non poter seguire la messa in onda – già programmata per il 25 ottobre, alle 20.30, su Radio3 – del suo gioiello, l’opera lirica L’imbalsamatore, musica di Giorgio Battistelli e libretto di Renzo Rosso, che aveva già mietuto successi in mezza Europa prima che qualcuno in Italia se ne accorgesse. Così confidava Rosso, con una punta di amarezza e una buona dose di disincanto, a chi faceva parte della piccola cerchia dei suoi collaboratori.
Parlando ancora una volta di Renzo Rosso, purtroppo nella più triste delle occasioni, non si può non affrontare l’eterno problema del canone: come narratore fu sodale dei più grandi (Calvino, Moravia, la Morante) e pubblicato per decenni ai più alti livelli (Einaudi, Garzanti, Feltrinelli, Mondadori); come drammaturgo fu artefice di alcuni dei più innovativi spettacoli nell’ambito, così poco attento ai testi contemporanei, del teatro “di parola” italiano del secondo Novecento;

La piccola editoria italiana

di: Guido Tedoldi

Dopo la visita alla 19ª edizione di «Parole nel tempo», piccoli editori in mostra al Castello di Belgioioso (PV)

La piccola editoria italiana sta morendo. O magari stanno morendo soltanto i piccoli editori che da 19 anni hanno fatto di Belgioioso un appuntamento fisso di fine estate – e che per questa edizione hanno scelto di non esserci. Alcuni di loro, probabilmente, erano a Torino per i «Portici di carta», altra fiera della piccola editoria programmata negli stessi giorni, sabato 26 e domenica 27 settembre. Se hai un’azienda formata da poche persone e con un magazzino minimo, o sei di qua o sei di là. Sta di fatto che qua c’erano visibilmente parecchi stand in meno rispetto al passato.

Basta parole!

Le facce, le interviste alla Tv sono artefatte, costruite, per le formule ripetitive, la preoccupazione di collocarsi in una griglia, la ricerca di un’approvazione che rivela l’insicurezza di un linguaggio inadeguato. Si poteva prevedere: non ci sono parole per esprimerlo. Certe storie non chiedono parole, solo fatti.