Ripostigli

Laggiù, a millequattrocento miglia
da quassù, noi abbiamo una casa
(il solenne plurale di mia madre
abbraccia anche il buonanima,
oltre che i quattro figli). In quella casa
possediamo, noialtri – si badi
e se ne prenda scrupolosa nota -
quarantadue cassapanche
e trentanove armadi,
per non dire di una ventina
di bui, catacombali ripostigli.
Le stanze in cui entra un po’ di luce,
quelle che danno sulla strada,
sono solo un paio. Più una terza,
cieca, che però ha un lucernario.
Il resto è un succedersi intricato
di retrostanze cripte sottoscala.
Quella sì è una casa
(così sostiene mia madre):
una casa adatta a conservare.
Per dormire, a che serve la luce?

Sodoma e Gomorra

“Udite la parola del Signore, voi capi di Sodoma, ascoltate la dottrina del nostro Dio, popolo di Gomorra!”.
Così comincia la prima omelia di Isaia, il grande profeta biblico. Mi vengono i brividi, ogni volta che ci penso. Non mi stupisce che sia morto martire.

Fabrizio Centofanti

Filastrocca dei giorni

di Nadia Agustoni

 

I giorni allegri sono in festa

e per casa hanno il cielo

ogni giorno non per dire

han qualcosa da gioire.

 

Chi ha avuto forse intero

un giorno triste o solo nero

pensa invece da scontento:

“tutto è storto e molto incerto”.

 

I giorni tristi sono uccelli

in un disegno ad acquarelli

hanno ali nere e uguali

come al fondo sono i mari.

 

 

Chi è perduto in giorni nuovi

troverà un alberello

e dai rami intonerà

fiori, foglie o un chissà.

 

E di giorni giovincelli

i bambini ci diranno

se è pesce dell’ aprile

il loro dare e non dire.

 

* Dal Libro delle filastrocche

Futili motivi

Molti anni fa, quando non aveva neanche diciotto anni, era fidanzata a un ragazzo che adorava. Come spesso succede, i rapporti d’amore sono destinati a rompersi per futili motivi. I futili motivi sono molteplici, tanto che non serve individuarli. Lei però non aveva accettato che la sua storia fosse finita. Ignoro le tappe che l’abbiano portata alla follia. Posso assicurare che il percorso non è stato lungo. Il suo ex fidanzato ha messo su famiglia con un’altra donna. Della sorte della ragazza impazzita dice che non gliene importa niente.

Mi auguro solo che non sia sincero.

Felice Muolo

La contentezza

Non si finirà mai di meravigliarsi del dono di saggezza e di spirito contenuti nell’avventura umana di Jiddu Krishnamurti, una delle più grandi anime che hanno attraversato il Novecento.

Il pensiero di Krishnamurti è sempre una risorsa, specialmente in questi tempi di grande confusione, di spaesamento totale, di perdita di riferimenti. Krishnamurti insisteva molto su questo, nei suoi scritti, nei celebri incontri con le moltitudini che venivano a trovarlo, nelle sue scuole, in Svizzera, in Inghilterra, a Brockwood Park, a Ojai, in California.

Ecco che cosa disse una volta:

” La contentezza non è mai il risultato della soddisfazione, del conseguimento, o del possesso delle cose.
Il movimento creativo del reale, è spiegherà più avanti il Maestro, nient’altro che l’amore. La compassione. Nulla di più lontano dal significato banale che attribuiamo solitamente a questi due termini.

La contentezza giunge con la pienezza di “ciò che è”, non nel mutamento di questo. Ciò che è pieno,non ha bisogno di mutamento, di cambiamento.

E’ l’incompleto che in cerca di farsi completo che prova l’agitazione della scontentezza e del cambiamento.

Omaggio a Leonida Repaci

Una mostra e un convegno con gli interventi di

Enzo Romeo e Ottavio Rossani

Geografia dell’anima. La Calabria di Leonida Rèpaci è la mostra costituita da 60 pannelli di grande formato e dedicata al grande scrittore calabrese e fondatore del OPremio Viareggio, che è stata inaugurata il 21 agosto nei locali di Villa Paolina a Viareggio (Lucca), e che si chiuderà il 30 agosto prossimo.

Sempre a Villa Paolina il 26 agosto, alle ore 21.30, si svolgerà il convegno Omaggio a Leonida Rèpaci con gli interventi di Enzo Romeo (TG2 RAI)e di Ottavio Rossani (Corriere della Sera). L’attore Salvatore Puntillo leggerà alcuni brani particolarmente significativi dello scrittore, Con un sottofondo musicale (dal vivo). Infine, la proiezione dello storico documentario RAI del 1973, girato ne La Pietrosa di Palmi, la villa a strapiombo sul Tirreno, amatissima dallo scrittore e della moglie Albertina, filmato nel quale Rèpaci racconta e si racconta. Il documentario è firmato da Stefano Vecchione ed Attilio Zagari; nel Catalogo della Mostra l’introduzione è di Maria Brancato.

I bambini

Già da tempo c’è stata la Resurrezione
e già da tempo, subito dopo, ci fu il giudizio!
Ma mentre tu di nuovo
il riscatto cercavi nella malinconia
e la libertà hai trovato nella pazzia -
i bambini non hanno smesso di giocare e non hanno chiesto
se era per la prima volta o qualcosa di diverso

Vladimìr Holan

69

la noia del mare sullo sfondo

ingoia il gomitolo dell’aria

le risse che frantumano gli stagni.

nella tua mano s’ingaggia il primo amore

con il paltò triste degli attori

che riposano dopo le riprese.

amor sconfisse l’argine divieto

e dietro il vento che uccide ben comunque

si mise il torto che i nidi abbatte.

permesso di ventura avrò dall’angelo

che mi sonnecchia accanto.

con le muse sotto la tavolozza

vaga senza fiato la libertà dell’ozio.

intorno alla deriva del martìre

s’inventi la bella faccia di far sogno

questo veleno che legifera la sfera.

Marina Pizzi

Corpo esposto

di Giuseppe Panella

 

Rabbia, furore e musica. Marco Rovelli, Corpo esposto, Massa, Memoranda Edizioni, 2004

Il primo libro di poesie di Marco Rovelli (Corpo esposto, Massa, Memoranda Edizioni, 2004) è un libro furibondo, un libro che non concede requie ai suoi lettori e che non gli dà tregua né consolazione. Un esempio di questa sua scrittura che si trasfonde da furore a cenere è in questo suo:

 

Trittico del tempo III. Non recedo (è necessario) dall’attesa / che scava le ossa e le sostiene / e mi tiene: sospeso come il sole / nel solstizio, in un supplizio / che precipita il mio sguardo / nell’abbaglio del mancarci / nel contagio” (il libro di Rovelli, per scelta e per disdegno, non ha pagine numerate).

 

Un libro fatto di furore, di rabbia e di tenerezza (come sempre accade, da Rimbaud in poi, in questi casi). Rovelli è poeta del corpo e dei corpi (anche se non rinuncia alle connotazioni colte nella sua scrittura e si avvale di un sostegno teorico filosoficamente rilevante per enunciare le sue tesi – come si vedrà). Non solo poeta del corpo ma anche della rivolta, del rifiuto spasmodico della riconciliazione con il mondo, profeta di un oltre (uomo, mondo) possibile e radicale che non si darà oggi come non si è dato ieri se non per accenni, presentimenti, prefigurazioni, ammiccamenti, allucinazioni, epifanie:

“Reclamo la mia inappartenenza. / il barbaro richiamo senza terra / l’accoglienza al vento che devasta / e libera presenza / l’occhio rivoltato al poi / il corpo abbandonato al suo deserto. / Reclamo l’odio senza oggetto / l’amore che ne stilla senza colpa / il furore che abita il silenzio. / Reclamo la parola / la sua notte. / La mia riconoscenza”

Io sono un bambino con un mantello nero

di Nadia Agustoni

Io sono un bambino con un mantello nero, nero come la notte che è nera e come il buio in cantina che è nero e anche il bosco è nero e neri gli alberi e nera la terra che è ancora più nera nelle grotte e nero il cielo in cima ai rami e le foglie sono nere e neri gli uccelli e la civetta. Questo è il paese nero, con la gente nera e io non ho paura delle cose nere, solo dei cuori neri e di cappuccetto rosso che non capisce nulla dei lupi e fa le cose tanto per farle, ma mi hanno detto e ve lo dico, che solo i bambini veri capiscono i lupi, che solo i bambini neri parlano con i lupi e gli dicono le cose ai lupi come un comandamento e i lupi non rispondono, li guardano e sono lupi che fissano un bambino che è quasi una stella, la loro stellina oscura.

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