Cicala!
beata te,
che sopra il letto di terra
muori ubriaca di luce.
Tu sai delle campagne
il segreto della vita,
e il racconto delle vecchia fata
che nascere sentiva l’erba
rimane nascosto in te.
Cicala!
Beata te.
Che muori sotto il sangue
di un cuore azzurro.
La luce Dio che scende,
e il sole,
breccia per dove filtra.
Cicala!
Beata te.
Se senti nell’agonia
tutto il peso dell’azzurro.
Tutto il vivo che passa
dalle porte della morte
va con la testa bassa
e un’aria bianca assonnata.
Con parola di pensiero.
Senza suoni…
Tristemente,
coperto dal silenzio
ch’e' il mantello della morte.
Ma tu cicala assorta,
piena di suoni, muori
e resti trasfigurata
in suono e luce celeste.
Cicala!
Beata te.
T’avvolge nel suo mantello
lo Spirito Santo stesso
ch’e’ luce.
Cicala!
stella sonora
sopra i campi addormentati,
vecchia amica delle rane
e dei grilli neri,
hai sepolcri d’oro
nei raggi vibranti
del sole che ti colpisce dolcemente
nel vigore dell’estate,
e il sole porta via la tua anima
per farla luce.
Il mio cuore diventi cicala
sopra i campi divini.
Muoia cantando lentamente
nel cielo azzurro ferito
e quando sta per spirare
la donna ch’io so
lo spara con le sue mani
nella polvere.
E il mio sangue sopra il campo
sia limo dolce e rosato
dove le zappe affondino
gli stanchi contadini.
Cicala!
Beata te!
Se ti feriscono le invisibili spade
dell’azzurro.
(agosto 1918)