La cicala

di Federico Garcia Lorca

        Cicala!

        beata te,

        che sopra il letto di terra

        muori ubriaca di luce.

 

        Tu sai delle campagne

        il segreto della vita,

        e il racconto delle vecchia fata

        che nascere sentiva l’erba

        rimane nascosto in te.

 

        Cicala!

        Beata te.

        Che muori sotto il sangue

        di un cuore azzurro.

        La luce Dio che scende,

        e il sole,

        breccia per dove filtra.

 

        Cicala!

        Beata te.

        Se senti nell’agonia

        tutto il peso dell’azzurro.

 

        Tutto il vivo che passa

        dalle porte della morte

        va con la testa bassa

        e un’aria bianca assonnata.

        Con parola di pensiero.

        Senza suoni…

        Tristemente,

        coperto dal silenzio

        ch’e'  il mantello della morte.

 

        Ma tu cicala assorta,

        piena di suoni, muori

        e resti trasfigurata

        in suono e luce celeste.

 

        Cicala!

        Beata te.

        T’avvolge nel suo  mantello

        lo Spirito Santo stesso

        ch’e’ luce.

 

        Cicala!

        stella sonora

        sopra i campi addormentati,

        vecchia amica delle rane

        e dei grilli neri,

        hai sepolcri d’oro

        nei raggi vibranti

        del sole che ti colpisce dolcemente

        nel vigore dell’estate,

        e il sole porta via la tua anima

        per farla luce.

 

        Il mio cuore diventi cicala

        sopra i campi divini.

        Muoia cantando lentamente

        nel cielo azzurro ferito

        e quando sta per spirare

        la donna ch’io so

        lo spara con le sue mani

        nella polvere.

 

        E il mio sangue sopra il campo

        sia limo dolce e rosato

        dove le zappe affondino

        gli stanchi contadini.

 

        Cicala!

        Beata te!

        Se ti feriscono le invisibili spade

        dell’azzurro.

                        (agosto 1918)