…. Libero è chi lascia spazio al Bello, al Bene, al Vero. Così, passo dopo passo, mi dirigo al giardino accanto alla città, dove c’è un sepolcro nuovo che mi attende, un giovane dalla veste bianca, una pietra rotolata sul passato, la prima lama di luce del futuro.
Appuntamento con il destino
Giugno 29, 2009 a 4:31 pm (prosa)
… Voli. Anche se mangi, se celebri da solo, il destino brinda con te, prega con le tue parole. Ripenso a quel momento: e se avessi avuto un contrattempo? Se qualcuno mi avesse dissuaso? Se il primo approccio fosse fallito? Il destino è destino. Andiamo, Mario, ti faccio strada io, dico alla gente di spostarsi.
La cicala
Giugno 25, 2009 a 12:17 pm (poesia)
Cicala!
beata te,
che sopra il letto di terra
muori ubriaca di luce.
Tu sai delle campagne
il segreto della vita,
e il racconto delle vecchia fata
che nascere sentiva l’erba
rimane nascosto in te.
Cicala!
Beata te.
Che muori sotto il sangue
di un cuore azzurro.
La luce Dio che scende,
e il sole,
breccia per dove filtra.
Cicala!
Beata te.
Se senti nell’agonia
tutto il peso dell’azzurro.
Tutto il vivo che passa
dalle porte della morte
va con la testa bassa
e un’aria bianca assonnata.
Con parola di pensiero.
Senza suoni…
Tristemente,
coperto dal silenzio
ch’e' il mantello della morte.
Ma tu cicala assorta,
piena di suoni, muori
e resti trasfigurata
in suono e luce celeste.
Cicala!
Beata te.
T’avvolge nel suo mantello
lo Spirito Santo stesso
ch’e’ luce.
Cicala!
stella sonora
sopra i campi addormentati,
vecchia amica delle rane
e dei grilli neri,
hai sepolcri d’oro
nei raggi vibranti
del sole che ti colpisce dolcemente
nel vigore dell’estate,
e il sole porta via la tua anima
per farla luce.
Il mio cuore diventi cicala
sopra i campi divini.
Muoia cantando lentamente
nel cielo azzurro ferito
e quando sta per spirare
la donna ch’io so
lo spara con le sue mani
nella polvere.
E il mio sangue sopra il campo
sia limo dolce e rosato
dove le zappe affondino
gli stanchi contadini.
Cicala!
Beata te!
Se ti feriscono le invisibili spade
dell’azzurro.
(agosto 1918)
Ricordi e domande
Giugno 25, 2009 a 12:14 pm (riflessioni)
…. Voli. Anche se mangi, se celebri da solo, il destino brinda con te, prega con le tue parole. Ripenso a quel momento: e se avessi avuto un contrattempo? Se qualcuno mi avesse dissuaso? Se il primo approccio fosse fallito? Il destino è destino. Andiamo, Mario, ti faccio strada io, dico alla gente di spostarsi.
don Fabrizio Centofanti
Letteratura in internet
Giugno 22, 2009 a 8:39 pm (altro)
di Guido Copes
La letteratura come noi ancora la concepiamo, nella forma libro-romanzo, mi sembra un genere morente.
Mi chiedo se nel nostro tempo frenetico ci sia ancora spazio per quegli ampi respiri che sono alla base delle grandi storie del passato. Riguardo alla mia esperienza, posso dire che da qualche tempo riesco a concepire solo storie che hanno un respiro medio o corto, e si traducono in racconti lunghi da un paio a una settantina di pagine. Sarà perché la letteratura è sempre una scommessa sul futuro e da alcuni anni ci ripetono che il mondo finirà nel 2012?… Ma se si sta svolgendo la più grande battaglia della storia, tra “innamorati dell’io” e “innamorati di Dio”, non dovrebbe essere questo il miglior periodo in cui vivere per uno scrittore?… Forse sono solo limiti personali. In effetti, devo ammettere di non essere più in grado di scrivere romanzi. Potrei farlo, ma dovrei fingere… È onesto oggi “fingere”, cioè costruire mondi alternativi, distogliendo lo sguardo dalla realtà?… Forse qualcuno è ancora capace di una “grande narrazione”, ma mi chiedo se sia giusto realizzare romanzi auto-referenziali e auto-conclusivi in una società liquida, sotto un bombardamento continuo di informazioni che rimandano ad altre informazioni; mi chiedo se sia davvero possibile portare a termine felicemente una grande storia in un mondo in cui sono stati legalizzati l’aborto e l’eutanasia, e quindi, come faceva notare André Frossard nel libro Trentacinque prove che il diavolo esiste, tutto intorno a noi abortisce o viene soppresso.
Suad Amiry
Giugno 22, 2009 a 8:37 pm (altro)
di Giuliano Battiston
PALESTINA, UN’INTERVISTA A SUAD AMIRY
Con le armi dell’ironia
Direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation di Ramallah, l’architetta palestinese, oggi a Galassia Gutenberg, è celebre anche per due libri spietati e spiritosi, «Sharon e mia suocera» e «Niente sesso in città», in cui affiora lo spirito dello «hakawati», colui che nel mondo arabo racconta storie al caffè
Nata in Giordania e vissuta tra Damasco, Parigi, Beirut, Il Cairo e, dal 1981, Ramallah, Suad Amiry è un’architetta palestinese – fondatrice e direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation di Ramallah – dotata di un’ironia corrosiva, depositata nelle pagine di Sharon e mia suocera. Se questa è vita e Niente sesso in città (entrambi editi da Feltrinelli e curati da Maria Nadotti).
Dedicato alle donne
Giugno 15, 2009 a 5:46 pm (poesia)
Le primavere compiute da Càrito sono sessanta;
ma la cascata delle trecce è nera.
Piccoli coni di marmo, si drizzano ancora sul petto
le poppe, sciolte d’ogni fascia nude.
Senza una ruga, la pelle distilla d’ambrosia, di mille
vezzi e lusinghe fascinose, ancora.
Se non v’allarmano brame furenti, amatori, venite,
scordatevi la decade degli anni.
Filodemo
(Grecia II-I secc. a.c. , tr. Filippo Maria Pontani)
Frammenti di Franco Arminio
Giugno 15, 2009 a 5:43 pm (poesia)
negozi
gente per strada.
in tutta la città non c’è un solo albero
di ciliegie.
*
la luna in vista tutto il giorno
l’hai vista solo tu.
L’aeroplano e le stelle
Giugno 10, 2009 a 6:05 pm (poesia)
di Nadia Agustoni
L’aeroplano volava tra le stelle
e ogni notte andava più vicino
al volo d’ali al sogno di un bambino.
Le stelle dicevano: “ cerca la luna,
e nei crateri pianterà dei fiori
li innaffierà e cresceranno per toccare un cielo
più in alto “. Così avremo un sogno,
uno + uno, di vedere un cielo che non c’è
nessuno e se una stella gli crescerà
l’indovinello è di che fiore sarà.
* Dal Libro delle Filastrocche.
Festa della Repubblica
Giugno 5, 2009 a 10:40 pm (altro, riflessioni)
Testo integrale del discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Roma 11 febbraio 1950.
Cari colleghi,
noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po’ vero ed è stato detto stamane. Ma non è tutto qui, c’è qualche cosa di più alto. Questa nostra riunione non si deve immiserire in una polemica fra clericali ed anticlericali. Senza dire, poi, che si difende quello che abbiamo. Ora, siete proprio sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l’art. 7? Ma lasciamo fare, andiamo oltre. Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà.