Monastero di Camaldoli

MONASTERO DI CAMALDOLI

MONASTERO DI CAMALDOLI

Il corpo sottratto

le istanze del sabato

dal 23 al 25 Maggio 2008

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26 aprile 1564

In questa casa di Stratford-upon-Avon 444 anni fa nasceva William Shakespeare, qui lo annunciamo con uno dei suoi straordinari sonetti, con traduzione di Giuseppe Ungaretti

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Let now women

l’illuminazione in performance di Francesca Genti
terzo appuntamento di letnow! al femminile che abrigliasciolta propone sul palco dello spazio nessun dormaComunicato stampa - Varese, 22 aprile 2008

abrigliasciolta e lo spazio nessun dorma continuano ad associarsi nello sforzo di avvicinare alla lettura la fascia dei potenziali “cultori” della performance bpm, presentando le pillole di Letnow! direttamente dalla scena contemporanea per re-imparare a scandire i battiti della lettura.
Tutte le ultime domeniche del mese all’ora dell’aperitivo è possibile assaporare giovani scritture al femminile attraverso le performance delle stesse autrici: non semplici reading o incontri parlati con gli autori, ma il piacere di affidarsi all’oralità rappresentata da chi il libro l’ha pensato, sudato e performato
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Osip

a cura di Antonio Sparzani

[Di questo corpo che m'è dato]

Di questo corpo che m’è dato, che ne farò?
Che ne farò di questo dono unico e intimo?

Ditemi chi debbo ringraziare? A chi
esser grato della tacita gioia di respirare ed esistere?
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Lista incompleta delle sette arti che aiutano a cavarsela nella vita

Per prima l’arte di guardare altrove,
(Sbucciare le cipolle senza piangere).
Stare comodo su una sedia dura,
Una volta, nessuna volta e mai,
almeno una volta fare proprio niente,

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le due Americhe

Non ricordo più da quanto tempo non mi stendevo all’ombra del sorbo, da dieci anni, forse, o molto di più, il salto oscuro, la timpa di quasi un’altra vita o di nessuna vita. Mio nonno Pietro, trovatello entrato alla ruota della Beata Eustochia di Messina e da lì uscito per avviarsi nella figliolanza vasta di Santo Parisi, che lo destinò a guardare le bestie sotto il Vernà, decise che qui a Filione dovesse crescere l’albero della famiglia, della casa dei Sorbara. Così, piantò il sorbo, la “sorbara”, che crebbe rapidamente fin dal suo primo viaggio in Argentina, forte di una insospettata vena d’acqua che da San Cosimo veniva giù fino a Scopelliti, traversando il terreno scosceso, reso ostinatamente piano a forza di muri a secco.

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Scimmie

Bongiur mesamì. No, non dubitate! Non è un errore. Si pronunzia bongiù mesamì e correttamente così si scrive. Almeno crediamolo. Non crederete mica all’esattezza dell’alfabeto e dei suoi caratteri? O ancora alle corrispondenze di amorosi sensi tra le lettere a stampo e i bla bla bla sputati dalla bocca? Figuriamoci poi se dovessimo ragionare sulle quasi certezze dell’Uomo: altro ambiguo, vago e impreciso animale divino di natura sospetta, quasi umana. E anche gli uomini hanno i loro caratteri, incisi sulla carne, bianca, nera, gialla o rossa non importa. E parlano, parlano parlano con la lingua penzoloni, desiderosi di comprendersi l’uno con l’altro
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Provocazione in forma d’apologo 56

Nel primo giorno di sole della stagione un uomo stanco decide di andare al parco per passare una mezz’ora di quiete. Con un sospiro soddisfatto si siede e si guarda intorno: mamme che chiacchierano, bimbi che giocano, cani che saltano. Uno di questi attira la sua attenzione. È un cane di taglia media, color crema; si trascina un guinzaglio fatto con un pezzo di corda e porta, come i cani per ciechi, un pettorale cui è collegata una specie di maniglia che gli passa sopra le spalle; il tutto realizzato alla meglio, con materiali di recupero.

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Fernando Bandini

Zampette d’uccello

E tremo sempre perché sei piccola
e la neve qui intorno così vasta,
tu fuscello di brina
che a toccarlo si spezza.

E la neve non sembra nemmeno
sentire il tuo peso.

Ma a me
ti aggrappi forte, inventi sconosciute
tenerezze carnali
con una voce d’orca che vorrebbe
spaventare anche i grandi,
ardore smisurato con zampette d’uccello

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Il gigante

- Vatti a coricare un poco, ci sto io qua.
- Non ti scanti?
- No, di che?
- Va bene, solo un pochino… mi appoggio dieci minuti in salotto, ma se ti spaventi chiamami subito. Non dovrei allontanarmi, lo so… ma tutta la confusione di oggi e … mi scoppia la testa.
- Ti dissi che non mi scantu di Salvuccio… - mormorò Emma.
- Salvuccio…- sussurrò di nuovo quando sua sorella, accostata la porta, la lasciò finalmente sola con lui, nella penombra della camera da letto. Lo guardò

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