Ulisse

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava, scivolosi al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; ma al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

Umberto Saba

Quarta lezione

Esiste un’altra modalità di uso del narratore in terza persona singolare che viene chiamata terza persona limitata o immersa. La caratteristica dominante nell’uso del narratore in terza persona limitata consiste nel raccontare senza mai allontanarsi, staccarsi dal narratore usato in terza persona singolare. Il narratore parla in terza persona ma è come se agisse in prima persona. Tutto viene raccontato dal punto di vista di ciò che vede e sente e pensa il narratore, solo che invece di dire io (prima persona singolare) si descrive in terza persona singolare.

continua qui

Snack di Franz Krauspenhaar

jenny-saville-untitled.jpg

1. DONNE

Lo scaricabarile. Il capro espiatorio.
L’ira, il chiodo del litigio, la lama sulla
schiena. Il senso di fine, smaccato
sul dorso delle mani. Ossa, non polpa,
scheletro di carne divorata.

continua qui

Myanmar

myanmar.jpg

Ma sono oltre settecento le persone prigioniere delle carceri birmane.

Min Ko Naing è un attivista pro-democrazia. E’ uno dei pochi coraggiosi che ad agosto ha sfidato il regime e ha contribuito a far scendere in piazza migliaia e migliaia di birmani, compresi i monaci buddisti il cui abito rosso è diventato simbolo della lotta all’oppressione

leggi qui

Drin di Valter Binaghi

TESTO PER UNA CANZONE MAI SCRITTA

telefonino cesso

Drin. Fuori dal parcheggio
Drin. Anche in autostrada
Drin. E perfino in ufficio se lo vuoi
Drin. Cellulare ultrapotente
Drin. Socialmente intrigante
Drin. Una lapide alla solitudine
Drin. Se non posso parlare
Drin. Lasciami un messaggio
Drin, La faccina che mi dice come stai

continua qui

Essere o non essere?

de-andre.jpg

La memoria, in certi casi, mi fa difetto.
Ma è un problema di disattenzione, nel senso che bado al sodo, sbadatamente.
Così quando anni fa lessi (in rete, ma non ricordo dove) che Patrizia Valduga, poetessa che mi piace leggere, sosteneva che “De Gregori, sì, forse” ma Fabrizio De André no, non poteva essere considerato un poeta, sbadatamente mi soffermai solo su questa affermazione.

leggi qui

La nostalgia è sempre quella di un tempo

LA NOSTALGIA E’ SEMPRE QUELLA DI UN TEMPO
La poesia, i poeti e il Mediterraneo di oggi

di Giuseppe Panella

«E poi al mattino dimentichiamo. Non sappiamo neanche più riconoscere le finestre che brillavano nella notte. Tornata la luce del giorno, esse sono tutte uguali. E di giorno, sulla Piazza, tutto è allegro, sempre. Se piove, diciamo: “Che tempo!”; se fa bello, diciamo: “Che tempo!”. Mi sono fatta tornare a casa. Ero pericolosamente vicina a cadere nella cronaca. Non sarebbe mai finito. Non c’era ragione per non continuare fino alla mia morte… Con una certa ipocrisia ho giocato sulle parole “memoria” e “nostalgia”. Non posso giurare di essere stata di una sincerità totale quando affermavo di non provare nostalgia. Ho forse la nostalgia della memoria non condivisa…»
(Simone Signoret, La nostalgia non è più quella di un tempo, trad. it. di Vera Dridso, Torino, Einaudi, 19802, p. 390)

leggi qui

Dignità e declino della forma

mandala

Dedico questo testo a Marco Guzzi. Nella mia concezione estetica, queste note sono ciò che manca al suo “Poesia e rivoluzione”, (postato qui pochi giorni fa e che ho molto apprezzato), per dare conto compiutamente del carattere spirituale dell’arte.

continua qui

com’è

Com’è facile essere soli
com’è difficile essere soli sempre
com’è comune essere soli dopo i 40 anni
com’è comune non esserlo
com’è unico l’amore da ragazzi, com’è conturbante
com’è difficile e comune l’amore giovane
com’è banale chiamare amore quello da grandi

continua qui

ne varietur

giuseppe-conte.gif 

 

A las cinco de la tarde, un giovedì di mezz’inverno, sul corso Imperatrice, a Sanremo, bevendo Berlucchi con Giuseppe Conte, che distrattamente guarda il mare.

continua qui

« Post precedenti