Luglio 5, 2009 a 10:54 pm (poesia)
la persona che cerchi non è raggiungibile.
invece di sentire la tua voce
scrivo
e sento il rumore che fa il portatile
per sentirsi vivo.
*
la tua faccia
quando compare nel film della vita
viene voglia di entrare dentro la pellicola
e stare lì come una nuvola
una sedia, una matita.
Franco Arminio
Comments Off
Luglio 2, 2009 a 12:43 pm (altro, riflessioni)
Mi ricorderò che era un negro, che l’ombra dello Zio Tom gli camminava accanto, cercando di tener dietro a quel suo passo frenetico.
Che la sua vita è stata un groviglio di rifiuto e di ricerca di una pace impossibile.
Dei re, di quell’oscuro clan che ha nome “The King of…”, la figura che gli si avvicina di più è quella di Elvis Presley; controversa, corrotta, decaduta e marchiata da un successo le cui dimensioni sono abnormi.
C’è un altro clan al quale appartenne, quello dei mascheroni, quella comunità di fantasmi che in qualche modo hanno modificato i propri connotati inseguendo chissà quale canone di bellezza distorta, quel circo Barnum di freaks infelici e irrealizzati il cui elenco tutti conosciamo e che, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo disprezzato.
Comments Off
Luglio 2, 2009 a 12:39 pm (prosa)
… Sono clandestina ed è come se non esistessi. Spero solo di non ammalarmi, perché per noi c’è solo la Caritas, a meno che non vogliamo essere rimpatriate. Quando torno al mio paese per vedere i miei figli, ci metto tre giorni, faccio un lungo giro, in treno, attraverso parecchie frontiere e ogni volta temo che mi fermino, che mi chiedano i documenti.
…. Pamela Canali
Comments Off
Giugno 29, 2009 a 4:34 pm (prosa)
…. Libero è chi lascia spazio al Bello, al Bene, al Vero. Così, passo dopo passo, mi dirigo al giardino accanto alla città, dove c’è un sepolcro nuovo che mi attende, un giovane dalla veste bianca, una pietra rotolata sul passato, la prima lama di luce del futuro.
Fabrizio Centofanti
Comments Off
Giugno 29, 2009 a 4:31 pm (prosa)
… Voli. Anche se mangi, se celebri da solo, il destino brinda con te, prega con le tue parole. Ripenso a quel momento: e se avessi avuto un contrattempo? Se qualcuno mi avesse dissuaso? Se il primo approccio fosse fallito? Il destino è destino. Andiamo, Mario, ti faccio strada io, dico alla gente di spostarsi.
Fabrizio Centofanti
Comments Off
Giugno 25, 2009 a 12:17 pm (poesia)
di Federico Garcia Lorca
Cicala!
beata te,
che sopra il letto di terra
muori ubriaca di luce.
Tu sai delle campagne
il segreto della vita,
e il racconto delle vecchia fata
che nascere sentiva l’erba
rimane nascosto in te.
Cicala!
Beata te.
Che muori sotto il sangue
di un cuore azzurro.
La luce Dio che scende,
e il sole,
breccia per dove filtra.
Cicala!
Beata te.
Se senti nell’agonia
tutto il peso dell’azzurro.
Tutto il vivo che passa
dalle porte della morte
va con la testa bassa
e un’aria bianca assonnata.
Con parola di pensiero.
Senza suoni…
Tristemente,
coperto dal silenzio
ch’e' il mantello della morte.
Ma tu cicala assorta,
piena di suoni, muori
e resti trasfigurata
in suono e luce celeste.
Cicala!
Beata te.
T’avvolge nel suo mantello
lo Spirito Santo stesso
ch’e’ luce.
Cicala!
stella sonora
sopra i campi addormentati,
vecchia amica delle rane
e dei grilli neri,
hai sepolcri d’oro
nei raggi vibranti
del sole che ti colpisce dolcemente
nel vigore dell’estate,
e il sole porta via la tua anima
per farla luce.
Il mio cuore diventi cicala
sopra i campi divini.
Muoia cantando lentamente
nel cielo azzurro ferito
e quando sta per spirare
la donna ch’io so
lo spara con le sue mani
nella polvere.
E il mio sangue sopra il campo
sia limo dolce e rosato
dove le zappe affondino
gli stanchi contadini.
Cicala!
Beata te!
Se ti feriscono le invisibili spade
dell’azzurro.
(agosto 1918)
Comments Off
Giugno 25, 2009 a 12:14 pm (riflessioni)
…. Voli. Anche se mangi, se celebri da solo, il destino brinda con te, prega con le tue parole. Ripenso a quel momento: e se avessi avuto un contrattempo? Se qualcuno mi avesse dissuaso? Se il primo approccio fosse fallito? Il destino è destino. Andiamo, Mario, ti faccio strada io, dico alla gente di spostarsi.
don Fabrizio Centofanti
Comments Off
Giugno 22, 2009 a 8:39 pm (altro)
di Guido Copes
La letteratura come noi ancora la concepiamo, nella forma libro-romanzo, mi sembra un genere morente.
Mi chiedo se nel nostro tempo frenetico ci sia ancora spazio per quegli ampi respiri che sono alla base delle grandi storie del passato. Riguardo alla mia esperienza, posso dire che da qualche tempo riesco a concepire solo storie che hanno un respiro medio o corto, e si traducono in racconti lunghi da un paio a una settantina di pagine. Sarà perché la letteratura è sempre una scommessa sul futuro e da alcuni anni ci ripetono che il mondo finirà nel 2012?… Ma se si sta svolgendo la più grande battaglia della storia, tra “innamorati dell’io” e “innamorati di Dio”, non dovrebbe essere questo il miglior periodo in cui vivere per uno scrittore?… Forse sono solo limiti personali. In effetti, devo ammettere di non essere più in grado di scrivere romanzi. Potrei farlo, ma dovrei fingere… È onesto oggi “fingere”, cioè costruire mondi alternativi, distogliendo lo sguardo dalla realtà?… Forse qualcuno è ancora capace di una “grande narrazione”, ma mi chiedo se sia giusto realizzare romanzi auto-referenziali e auto-conclusivi in una società liquida, sotto un bombardamento continuo di informazioni che rimandano ad altre informazioni; mi chiedo se sia davvero possibile portare a termine felicemente una grande storia in un mondo in cui sono stati legalizzati l’aborto e l’eutanasia, e quindi, come faceva notare André Frossard nel libro Trentacinque prove che il diavolo esiste, tutto intorno a noi abortisce o viene soppresso.
Comments Off
Giugno 22, 2009 a 8:37 pm (altro)
di Giuliano Battiston
PALESTINA, UN’INTERVISTA A SUAD AMIRY
Con le armi dell’ironia
Direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation di Ramallah, l’architetta palestinese, oggi a Galassia Gutenberg, è celebre anche per due libri spietati e spiritosi, «Sharon e mia suocera» e «Niente sesso in città», in cui affiora lo spirito dello «hakawati», colui che nel mondo arabo racconta storie al caffè
Nata in Giordania e vissuta tra Damasco, Parigi, Beirut, Il Cairo e, dal 1981, Ramallah, Suad Amiry è un’architetta palestinese – fondatrice e direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation di Ramallah – dotata di un’ironia corrosiva, depositata nelle pagine di Sharon e mia suocera. Se questa è vita e Niente sesso in città (entrambi editi da Feltrinelli e curati da Maria Nadotti).
Comments Off
Giugno 15, 2009 a 5:46 pm (poesia)
Le primavere compiute da Càrito sono sessanta;
ma la cascata delle trecce è nera.
Piccoli coni di marmo, si drizzano ancora sul petto
le poppe, sciolte d’ogni fascia nude.
Senza una ruga, la pelle distilla d’ambrosia, di mille
vezzi e lusinghe fascinose, ancora.
Se non v’allarmano brame furenti, amatori, venite,
scordatevi la decade degli anni.
Filodemo
(Grecia II-I secc. a.c. , tr. Filippo Maria Pontani)
Comments Off