«Non mi sono mai sentita a Casa – Quaggiù» scrive Dickinson. «Riporta questo selvaggio a Casa» canta Dickinson. Emily e Bruce. E nello stesso sentire: sentirsi sempre fuori luogo. Perché fuori di testa, fuori dai denti, fuori dal coro e fuori dal metro. E ne parlavo con l’amico. L’amico della kerkoporta. Mi ricorda, ancora, la kerkoporta: «devi farti kerkoporta, basta farsi kerkoporta. Costantinopoli – si dice – cadde a causa della kerkoporta, una piccola porta secondaria».
Alla quattrocentocinquatatreesima volta che mi sprona a diventar kerkoportiforme gli comunico che, per contrappasso dantesco, sarà concluso in una belìn di kerkoporta per l’eternità… E nel delirare e demandare all’Alighieri i tormenti di chi ci/mi cianura/cianurò la vita in vita, nasce la Metalli Commedia. E l’amico della kerkoporta offre occhio e orecchio all’opera. E presta mano: per contenere le cascate chiare [ché lui computa accenti e corregge e contiene i *cazzi* che Dama usa/abusa come virgola], per assegnare assilli all’arco dell’alloro che – no! Non è peccato mortale sostituire Virgilio con Alice Cooper! E se – sì: è peccato mortale, m’ho da confessare…
Metalli Commedia
Novembre 21, 2009 a 2:26 pm (prosa)
L’altro
Novembre 21, 2009 a 2:24 pm (poesia)
Presto, presto
Novembre 10, 2009 a 7:12 pm (riflessioni)
La città sta diventando intollerabile, un magma di varia umanità senza arte né parte, alieni che non sanno cosa sia una busta paga o un sette e quaranta. L’ombra dilaga, il rovescio sta prendendo il sopravvento, un incubo ricorre nella notte: due occhi che mi fissano, immobili, come se aspettassero qualcosa, ansiosi di vedere al di là della finestra, decisi a restare finché il vetro è ancora sporco.
Rifrazioni del sublime
Novembre 10, 2009 a 7:10 pm (recensioni)
«Sublime. Termine designante un tipo di esperienza estetica – fatta oggetto di ampia discussione – che è distinta da quella di bello. Nell’estetica contemporanea ogni riferimento al sublime è da tempo caduto in disuso. Già Benedetto Croce negava a questo concetto una genuina valenza estetica, ravvisando in esso un esclusivo riferimento morale; ma neppure in questa sede la filosofia del nostro secolo ha ritenuto opportuno riservare al sublime sviluppi concettuali nuovi o fecondi»
(Enciclopedia Garzanti di Filosofia)
«Rifrazione. Deviazione dei raggi luminosi, rispetto alla direzione originaria, che si verifica sulla superficie di separazione di due mezzi otticamente diversi quando i raggi passano dal primo al secondo mezzo» (Enciclopedia Europea Garzanti)
1. Sul crinale dell’ombra: considerazioni inattuali
L’esercizio della ricerca può insegnarci a evitare equivoci, non a fare scoperte fondamentali. Ci rivela le nostre impossibilità, i nostri limiti severi. Questa mia possibile ricostruzione teorica con variazioni sul tema del sublime può essere attribuita ad un genere: la storia concettuale di figure (o momenti) dell’esperienza estetica e letteraria. Si tratta di un tentativo che ha bisogno di un terreno assai fertile di coltura per avere qualche possibilità di successo dato che l’espressione prima utilizzata può essere considerata quasi un ossimoro: il concetto si forma attraverso astrazioni, la letteratura (la poesia, soprattutto) mediante le sue immagini, i suoi sogni, i suoi miti fondativi.
La ricerca prova a convogliare e a far confluire, in un unico alveo, diversi e maestosi fiumi. Il maestro di questo genere filosofico-letterario è stato, in anni ancora non troppo lontani, Eugenio Garin. In quello saggistico, non temo di fare i nomi di Jorge Luis Borges, Paul Valéry e Miguel de Unamuno. Modelli forse irraggiungibili, naturalmente, ma pur sempre modelli di un tentativo di portare i concetti e la vita fino a un limite estremo di tensione. Le pagine che seguiranno tentano di percorrere una via intermedia che non è ancora la “via regia” della filosofia ma non vuole neppure rivolgersi soltanto al puro sensazionalismo della scrittura, al vuoto ricercare a vuoto l’effetto della parola bella perché vuota di senso e non riempibile se non di effimere alchimie verbali…
Vaccini speciali
Ottobre 30, 2009 a 1:25 pm (riflessioni)
“Cancelliere e Ministro devono essere protetti contro l’influenza suina, secondo le informazioni dello SPIEGEL, con un vaccino speciale. Lo stesso dicasi per i funzionari dei ministeri e degli uffici subordinati. Il vaccino non contiene i coadiuvanti discussi [ndr: squalene e mercurio] – diversamente dal vaccino predisposto per il resto della popolazione. (…) Il CELVAPAN [ndr: questo il nome del vaccino speciale] funziona senza i controversi coadiuvanti, perché contiene virus intero inattivato e non frammenti di virus. Tale vaccino dovrebbe essere iniettato agli impiegati dei servizi pubblici, ai responsabili per il mantenimento dell’ordine pubblico, ai membri del gabinetto, ai funzionari dei ministeri e degli uffici subordinati. (…) Sono inclusi anche il personale del Paul Ehrlich Institut [istituto sanitario federale con compiti di sovrintendenza sui vaccini], incaricati dell’ordine del vaccino GSK [ndr: Glaxo-SmithKline] per la popolazione. Il personale del Paul Ehrlich Institut, la settimana scorsa ha difeso questa decisione.
Le autorità sanitarie sono state truffate dalle imprese farmaceutiche
Scuola di italiano
Ottobre 30, 2009 a 1:23 pm (riflessioni)
Per esempio: da noi c’è una scuola gratuita di italiano per stranieri che rilascia diplomi riconosciuti. Può dare fastidio, per una serie di motivi facilmente intuibili, ma la notizia si diffonde ugualmente, ad ampio raggio. Dalla città degli schiavi emerge lentamente la città dei liberi. Da un individuo triste, afflitto dal potere, una persona beata, finalmente indipendente.
Macellai
Ottobre 25, 2009 a 3:47 pm (prosa)
Da ‘Piovono rane’ di Alessandro Gilioli un pezzo di Piergiorgio Paterlini
Ma cosa state dicendo tutti? Ma cosa c’entra la privacy? Ma chi se ne frega se Marrazzo era o non era al Family day? Se la vita privata di un uomo pubblico sia o no pubblica? Ma di cosa state, di cosa stiamo parlando? Cosa c’entra se Berlusconi ha portato lui a Porta a Porta la propria vita familiare e Marrazzo no? Chi se ne frega se Marrazzo è (era) solo Presidente della Regione Lazio e Berlusconi Presidente del Consiglio?
E davvero l’unico problema di cui si può parlare per restare nel politicamente corretto è se Berlusconi o Marrazzo siano ricattabili, e il resto niente, non c’è nient’altro, tutte queste storie si riducono a questo?
Ma siete, siamo pazzi?
Ma lo sapete come vivono i transessuali? Lo sapete chi sono? Come sono “percepiti” dal senso comune?
Qualcuno si mette dal loro punto di vista, almeno quando è davvero impossibile dimenticarli?
A qualcuno importa qualcosa?
C’entreranno, o no, con Sircana, con Lapo, con Marrazzo e con tutti gli altri, i transessuali, la vita che fanno, che sono costretti a fare o che perfino scelgono?
Prima di ogni altra questione per me viene la seguente, così banale e così rimossa da dare le vertigini: un politico di centrosinistra – no, cosa dico? una persona perbene, una persona che io senta di poter rispettare, prima ancora che rappresentarmi – va con un trans.
Omaggio a Renzo Rosso
Ottobre 25, 2009 a 3:45 pm (altro)
Addio a Renzo Rosso, grande scrittore italiano del Novecento
di MASSIMILIANO FELLI
Renzo Rosso, uno dei più grandi scrittori del Novecento italiano, è scomparso il 21 ottobre 2009, a Tivoli, ormai isolato, come in parte aveva voluto egli stesso, e come, dal canto suo, volle l’establishment della cultura italiana, che da tempo lo trascurava colpevolmente. Se n’è andato, a 83 anni, forse con il rammarico di non poter seguire la messa in onda – già programmata per il 25 ottobre, alle 20.30, su Radio3 – del suo gioiello, l’opera lirica L’imbalsamatore, musica di Giorgio Battistelli e libretto di Renzo Rosso, che aveva già mietuto successi in mezza Europa prima che qualcuno in Italia se ne accorgesse. Così confidava Rosso, con una punta di amarezza e una buona dose di disincanto, a chi faceva parte della piccola cerchia dei suoi collaboratori.
Parlando ancora una volta di Renzo Rosso, purtroppo nella più triste delle occasioni, non si può non affrontare l’eterno problema del canone: come narratore fu sodale dei più grandi (Calvino, Moravia, la Morante) e pubblicato per decenni ai più alti livelli (Einaudi, Garzanti, Feltrinelli, Mondadori); come drammaturgo fu artefice di alcuni dei più innovativi spettacoli nell’ambito, così poco attento ai testi contemporanei, del teatro “di parola” italiano del secondo Novecento;
La piccola editoria italiana
Ottobre 4, 2009 a 9:53 pm (riflessioni)
di: Guido Tedoldi
Dopo la visita alla 19ª edizione di «Parole nel tempo», piccoli editori in mostra al Castello di Belgioioso (PV)
La piccola editoria italiana sta morendo. O magari stanno morendo soltanto i piccoli editori che da 19 anni hanno fatto di Belgioioso un appuntamento fisso di fine estate – e che per questa edizione hanno scelto di non esserci. Alcuni di loro, probabilmente, erano a Torino per i «Portici di carta», altra fiera della piccola editoria programmata negli stessi giorni, sabato 26 e domenica 27 settembre. Se hai un’azienda formata da poche persone e con un magazzino minimo, o sei di qua o sei di là. Sta di fatto che qua c’erano visibilmente parecchi stand in meno rispetto al passato.
Basta parole!
Ottobre 4, 2009 a 9:52 pm (riflessioni)
Le facce, le interviste alla Tv sono artefatte, costruite, per le formule ripetitive, la preoccupazione di collocarsi in una griglia, la ricerca di un’approvazione che rivela l’insicurezza di un linguaggio inadeguato. Si poteva prevedere: non ci sono parole per esprimerlo. Certe storie non chiedono parole, solo fatti.